Rottami ferrosi: recupero, smaltimento ferro e altri metalli valorizzabili.-Labirinto Ambientale

Recupero metalli

La storia racconta che i più grandi progetti per salvare il mondo
sono normali conseguenze di catastrofi annunciate.

Recupero dei rottami ferrosi: una risorsa per l’economia circolare

Fonte: eulerhermes.com
Il recupero dei rottami ferrosi, grazie all’altissima riciclabilità dell’acciaio, permette al
settore siderurgico dell’Italia l’entrata di diritto nel circolo virtuoso dell’economia circolare. L’acciaio infatti è un materiale riciclabile al 100% e può essere riciclato infinite volte senza perdere nessuna delle sue proprietà originarie. Questo prodotto quindi non viene mai consumato, ma continuamente trasformato attraverso i processi di riciclo che lo rendono un materiale permanente, concetto questo alla base dell’economia circolare. L’acciaio prodotto da materiale di riciclo come macchinari, veicoli, costruzioni e imballaggi, vale a dire materiale ottenuto dal recupero di rottami ferrosi, non presenta alcun degrado nelle proprietà meccaniche, risultando così indistinguibile dal materiale “nuovo”. Per questo motivo, secondo il Bureau of International Recycling (BIR), l’acciaio è di gran lunga il materiale più riciclato al mondo. Ma le sue qualità non finiscono qui. L’acciaio infatti è facilmente riciclabile utilizzando l’elettricità e questo lo rende un prodotto anche altamente rispettoso dell’ambiente, in quanto, considerando il suo ciclo produttivo, rispetta i gas serra per la quantità di emissioni di CO2. Infatti, secondo WorldAutoSteel la produzione primaria di acciaio emette dalle 7 alle 20 volte meno di CO2 per chilogrammo rispetto ad altri materiali. Questo grazie all’utilizzo dei forni ad arco elettrico, attualmente in larga diffusione, che garantiscono, rispetto ai vecchi forni, meno rumore (45dB), riduzione consistente delle polveri, riduzione del 50% del fabbisogno d’acqua e di oltre il 50% del fabbisogno di energia, con conseguente limitazione appunto delle emissioni di CO2.

Recupero del rottame ferroso ed economia circolare

L’industria del riciclo e del recupero del rottame ferroso è strategica nell’ambito dello sviluppo dell’economia circolare e di conseguenza per il  settore siderurgico dell’Italia. Secondo l’Ufficio Studi di Siderweb il riciclo dei metalli e dell’acciaio in particolare, rappresenta non solo un mezzo per acquisire una materia prima per la produzione siderurgica, ma consente anche di risparmiare risorse naturali. Ogni tonnellata di acciaio riciclato permette di risparmiare 1,1 tonnellate di minerale di ferro, 630 chili di carbone, 55 chili di calcare, 52 chilowattora di energia elettrica, 1,8 barili di petrolio e 2,3 metri cubi di spazio in discarica. La produzione di acciaio utilizzando rottami di ferro consuma il 74% in meno di energia, il 90% di materie prime “vergini” e il 40% di acqua rispetto alla produzione di acciaio con ciclo integrale. Inoltre, produce il 76% in meno di inquinanti, l’86% di emissioni in atmosfera ed il 97% di rifiuti di miniera. A conferma del valore del rottame ferroso, sempre secondo l’Ufficio Studi di Siderweb, l’offerta di rottami di ferro è destinata ad aumentare nei prossimi anni. La disponibilità di rottame dovrebbe infatti passare dalle attuali 700 milioni di tonnellate a 1.100 milioni di tonnellate nel 2030. La disponibilità di rottami di ferro a livello globale sarà condizionata soprattutto dalla Cina, che fino al 2020 sarà ancora importatrice netta, mentre negli anni successivi potrebbe diventare esportatrice netta (importazioni maggiori delle esportazioni, ndr). La maggiore disponibilità di rottame, i vincoli ambientali più stringenti e la necessità di ridurre l’intensità di capitale della produzione siderurgica spingeranno verso un maggiore utilizzo degli impianti elettro siderurgici. La produzione di acciaio con forno elettrico passerà dagli attuali 520 milioni di tonnellate a 733 milioni di tonnellate nel 2030, con un’incidenza sulla produzione totale che salirà dal 28,8% al 38,4%. Conseguentemente, la domanda di rottame aumenterà dagli attuali 708 milioni di tonnellate a 1.067 milioni di tonnellate nel 2030.

Secondo dati Confindustria, nel mondo attualmente vengono riciclate circa14 tonnellate di acciaio al secondo. Nell’Unione Europea circa il 40% della produzione siderurgica è realizzata grazie al recupero del rottame ferroso che viene rifuso per dare vita a nuovi prodotti in acciaio. In Italia, primo produttore europeo di acciaio a forno elettrico, questa percentuale è più elevata ed è arrivata, nel 2017, al 75% per gli imballaggi e ad oltre l’85% per materiali da costruzione e macchinari, con un risparmio diretto di 686.660 tonnellate di minerali di ferro e di 216.842 tonnellate di carbone, oltre che di 646,922 tonnellate di CO2 per il solo settore degli imballaggi in acciaio.

Sono tante le best practice delle acciaierie italiane che applicano progetti di riciclo in un’ottica di economia circolare. Oltre all’impiego di materiali ed energie rinnovabili, la tracciabilità della filiera, dalla provenienza delle materie prime in avanti, è un altro aspetto importante. E bisogna considerare ad esempio che in Somalia il regime fondamentalista si finanzia con il commercio illegittimo del charcoal. In questo ambito è applicabile la Guida Ocse in materia di due diligence per le catene di approvvigionamento responsabile di materiali provenienti da zone di conflitto. Nel 2012 una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha posto un embargo sull’esportazione di carbone dalla Somalia. L’embargo ha cercato di affrontare e frenare il disboscamento massiccio e illegale e il degrado del territorio che la produzione di carbone in Somalia aveva alimentato, oltre ad esacerbare la violenza e i conflitti regionali. 

Il settore siderurgico in Italia è una vera miniera

I forni elettrici delle acciaierie italiane “ingoiano” ogni anno circa 20 milioni di tonnellate di rottame. Un quantitativo che altrimenti sarebbe un rifiuto. Anche un recente studio di Eurofer, l’Associazione dei produttori europei, ha evidenziato come molti percorsi di valorizzazione dei residui dei processi di produzione siderurgica siano ormai prassi consolidate tra gli operatori. La loppa d’altoforno, per esempio, è un sottoprodotto da tempo impiegato con successo nella produzione del cemento. Le scorie siderurgiche da forno elettrico o da convertitore possono essere impiegate nel settore delle costruzioni. Le scorie di affinazione delle siviere possono essere reimpiegate nel forno elettrico in parziale sostituzione della calce. Altre scorie possono trovare un nuovo impiego nel trattamento delle acque e dei suoli in agricoltura o nell’industria del vetro, mentre le scaglie di laminazione possono trovare impiego nell’industria chimica o nella produzione di cemento. E ancora dalle polveri di abbattimento fumi si recuperano metalli come zinco, piombo e ferroleghe che rientrano nel ciclo di produzione mentre i refrattari esausti possono essere recuperati per creare nuovi mattoni.


Riferimenti normativi:
DECRETO 1 febbraio 2018 del MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
Modalità semplificate relative agli adempimenti per l'esercizio delle attività di raccolta e trasporto dei rifiuti non pericolosi di metalli ferrosi e non ferrosi.
(GU n.32 del 8-2-2018)

Dal 02/02/2016 è in vigore il cosiddetto “Collegato Ambientale” (Legge 28 dicembre 2015 n.221 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.13 del 18/01/2016).

Una degli argomenti di maggior rilievo disciplinati dalla suddetta norma per il settore del trattamento dei rifiuti è sicuramente quello dello inerente il commercio ambulante di rottami ferrosi. I produttori iniziali o detentori di rifiuti (Rottami) di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi dovranno obbligatoriamente consegnarli a soggetti Autorizzati, escludendo la possibilità che tale tipologia di rifiuti possa essere in alcun modo raccolta e trasportata da soggetti ambulanti (Art. 266, comm5 5, D.Lgs. 152/2006).
Il metallo incide nella produzione domestica dei rifiuti per circa il 4% È rappresentato da qualsiasi tipo di metallo anche elettrodomestici, escluso i frigoriferi, per i quali si impone una ulteriore differenziazione.

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